Nei primi anni della psicoanalisi, il concetto di libido fu usato da Freud in senso generico, per comprendere l'energia ipotetica delle pulsioni sessuali, in maniera non molto diversa da come è usato oggi nel linguaggio comune, anche se con diverse variazioni. Tuttavia, nel 1914, con l'introduzione del concetto di «narcisismo», Freud cominciò a elaborare progressivamente una complicata teoria della libido e del suo sviluppo che divenne essenziale per l'intera sua cornice teorica. Entro il 1920, questa teoria della libido venne assimilata in una teoria ancor più generale dell'interazione tra due pulsioni basilari nella vita mentale: Eros, la pulsione di vita, e Thanatos, la pulsione di morte. A tempo debito, discuterò alcuni aspetti di queste diverse teorie psicoanalitiche e di come esse si colleghino al lavoro clinico. Prima, però, vorrei toccare alcuni punti a proposito del ruolo della teoria della libido nella psicoanalisi contemporanea, in particolare in Gran Bretagna, dove sembra essere di fatto sparita.

La questione dell'attuale rilevanza o meno del termine «libido» va letta, nel contesto dello stato attuale della teoria psicoanalitica, in cui la sessualità; come nodo essenziale della psicoanalisi è stata sostituita dalla teoria delle relazioni oggettuali, con la sua enfasi sullo sviluppo primario, prima che il bambino diventi sessuale in modo riconoscibile. Il vantaggio maggiore, rispetto alla classica teoria freudiana, è l'enfasi ,sull'importanza della relazione tra il soggetto e l'ambiente, anziché l'attenzione esclusiva sul mondo interno dell'individuo. La teoria descrive il modo di relazione del soggetto con il suo mondo, relazione che è il risultato complesso e totale di una certa organizzazione della personalità, di una apprensione più o meno fantasmatica degli oggetti e di alcuni tipi privilegiati di difesa. La teoria delle relazioni oggettuali riguarda sia il mondo interno del soggetto sia il mondo degli altri. Riguarda, cioè, la relazione del soggetto con i suoi oggetti. In ogni caso, come afferma Gre-gorio Kohon, non è la sola relazione reale con gli altri a determinare la vita individuale del soggetto, ma la modalità specifica con cui il soggetto comprende la sua relazione con gli oggetti (sia interni sia esterni). È sempre una relazione inconscia con questi oggetti. Mentre la teoria delle relazioni oggettuali estende la portata della psicoanalisi (per esempio dando rilievo al vasto campo dell'osservazione e della ricerca sui neonati e sui bambini, che può fornire nuovi elementi e persino confermare le idee psicoanalitiche), sembra essere stata rimossa la fondamentale importanza della sessualità nella teoria e nella pratica della psicoanalisi. Nel 1995, André Green scrisse perfino un saggio chiedendosi se oggi la sessualità abbia ancora qualcosa a che fare con la psicoanalisi, dal Momento che sotto molti aspetti sembra essere di fatto scomparsa. Green fa notare che la discussione sulla sessualità sembra essere in declino nelle presentazioni cliniche ordinarie e che la sessualità stessa sembra essere stata emarginata dal suo ruolo centrale di concetto analitico, anche se Freud l'aveva collocata al centro dello sviluppo psichico, della teoria analitica e del lavoro clinico. Green sostiene che la moda attuale delle relazioni oggettuali, dello sviluppo precoce, della patologia borderline e delle tecniche tratte dall'osservazione neonatale oscura il significato e l'importanza della sessualità nella teoria e nella pratica psicoanalitiche. Peraltro, sostiene anche che, senza la nozione freudiana di libido, per esempio, non è possibile dar conto delle variazioni, estensioni, fissazioni, regressioni, latenze, trappole e disvelamenti del funzionamento e del-lo sviluppo psichico. Per Jacques Lacan, la libido costituisce un elemento essenziale della sessualità e del suo approccio allo studio dell'inconscio. Dal suo punto di vista, ciò che Freud intendeva far presente nella funzione di questa libido non era una modalità generalizzata di pensiero primitivo, «un mondo che sarebbe lì come l'ombra sussistente di un mondo antico attraverso il nostro». Piuttosto, la libido è la presenza, effettiva, in quanto tale, del desiderio. È ciò che resta ora da mostrare nel desiderio — che non è sostanza, che è lì a livello del processo primario e che impone il modo stesso del nostro approccio. Lacan sostiene che la libido è l'elemento essenziale del «processo primario», la modalità basilare con cui funziona l'inconscio. Freud divise il funzionamento dell'apparato psichico in processo primario e secondario. Nel primo, l'energia psichica scorre liberamente da un'idea all'altra, come nei sogni, nei quali un'idea può cedere tutta la sua energia a un'altra attraverso il meccanismo dello «spostamento», o appropriarsi dell'energia di diverse altre idee mediante il meccanismo della «condensazione». Nel caso del processo secondario, l'energia psichica è più vincolata, meno libera di muoversi; coincide con il pensiero della veglia, il giudizio e il ragionamento". Come il processo primario, la libido è per Lacan una corrente libera che viene vincolata, organizzata e addomesticata in vari modi dal processo secondario. Lo sminuirsi del ruolo della sessualità in favore delle prime relazioni oggettuali non soltanto comporta alcune conseguenze teoriche, ma può anche influenzare profondamente ciò che gli psicoanalisti vedono o non vedono nei loro pazienti. Per esempio, invece di considerare l'isteria come una condizione che implica un conflitto fondamentale sulle pulsioni sessuali, adesso la si ritiene una condizione che implica meccanismi di difesa per tenere a bada o sotto controllo primitive angosce psicotiche. Come ha scritto Kohon (1986, 1999)14, possiamo capire perché gli psicoanalisti affermano di non trovare isterici nelle loro stanze di consultazione. I loro pazienti possono essere isterici, ma dal momento che la teoria cerca qualcos'altro, trova anche qualcos'altro. Quindi la desessualizzazione della teoria psicoanalitica ha, in potenza, conseguenze piuttosto serie sulla pratica quotidiana. Si potrebbe aggiungere che la teoria e la prati-ca psicoanalitiche attuali sono prive del concetto teorico di libido non soltanto in senso tecnico, ma anche nel senso comune della parola; la psicoanalisi è diventata una teoria asessuata. Forse c'è soltanto la psicoanalisi francese, data l'influenza onnipervasiva di Jacques Lacan sul pensiero e sulla cultura transalpine, a preservare il ruolo centrale della sessualità. Per la Gran Bretagna, in particolare, «niente libido, grazie» potrebbe essere lo slogan di gran parte del lavoro Psicoanalitico. Tutto ciò non significa negare l'importanza del ruolo delle prime relazioni nella vita dell'individuo, ma ci si può domandare se la psicoanalisi non sia andata troppo in là nell'eliminare pulsioni e sessualità, dimenticando che le persone nel mondo reale fanno sesso, o vogliono fare sesso, o non possono fare sesso quando vogliono! C'è un problema, invece, nel cercar di trovare termini che catturino la natura animalesca degli impulsi sessuali e che allo stesso tempo incorporino l'elemento umano, includendo sensazioni e desideri erotici, così come le molte trasformazioni e complessità delle pulsioni sessuali. In qualche modo dobbiamo includere nella parola gli aspetti di forza, bisogno, urgenza, spinta a ottenere la gratificazione che possono dominare la vita di alcune persone. Anche se la parola libido potrebbe sembrare troppo legata a un modello «fluido» ed energetico, più adatto alla scienza idraulica, riesce però a cogliere piuttosto bene la qualità dell'appetito sessuale e come esso possa presentare molte variazioni, molteplicità di scopi, capacità di essere deviato e diviso in parecchi modi.

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